E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE
Adamo ed Eva, Abramo, Israele nel deserto (Es 17,7) Giobbe furono tentati, ovvero messi alla prova.
“Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani,
così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone” (Es 14,17).
“Ecco dunque il Signore ha messo uno spirito di
menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti… perché il Signore ha
decretato la tua rovina (1 Re 22,23).
Il
Signore Gesù: “fu condotto dallo Spirito nel deserto
per essere tentato dal diavolo” (Mt
4,1); al Getsemani disse: “Pregate per non cadere in tentazione” (Mt 26,41).
S.Paolo:
“E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla
menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla
verità, ma hanno consentito all’iniquità” (2
Ts 2,11-12: cfr CCC 675-676-677)
Tertulliano:
“Non permettere che siamo indotti nel peccato dal diavolo” (De Oratione 8,1-5).
S.Cipriano:
“Non permettere che siamo indotti in tentazione. Il diavolo non può niente
contro di noi, se non glielo permette Dio. Ma questo male non è da attribuirsi
a Dio ma ai nostri peccati. Come la deportazione d’Israele in Babilonia (Is
42,24-25) o la punizione di Salomone (1 Re 11,23)” (De dominica oratione 25-26).
Origene:
“Fa’ che non entriamo nella tentazione” (Oratio
29,13).
S.Ambrogio:
“Non permettere che cadiamo nella tentazione” (De Sacramentis”, V, c.4, 29- 30).
S.Agostino:
“Non aver paura non ti abbandonerà nelle tentazioni colui nel quale hai
creduto. ‘Dio è fedele e non permette che tu sia tentato oltre le tue forze’ ” (1
Cor 10,13) (46,12; CCL 41,539).
S.Antonio
Abate: “Togli le tentazioni e nessuno si salverebbe”.
Il rapporto tra bontà divina, tentazione diabolica e
permissione al male, da sempre rende la frase: ET NE NOS INDUCAS IN
TENTATIONEM (καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν) (Mt 6,13)
difficile da spiegare, perché sembra suggerire che Dio sia quasi il
responsabile delle nostre tentazioni.
In italiano: il verbo indurre significa: spingere, ma anche condurre in un luogo. In
greco: eisènenkes, dal verbo eis-ferein (nel Testo del Nuovo
Testamento). In latino: inducas, da inducere (nel testo della Bibbia Vulgata).
Ma la parola tentazione (greco: peirasmòs)
vuol dire anche prova: in genere e in
specie peirazein (tentare).
Per es. Deus tentavit Abraham (Dio mise alla prova
Abraham) (Gn 22,1).
Hoc autem Iesus dicebat tentans eum (Gesù diceva
questo (a Filippo) per metterlo alla prova). (Gv 6,6).
PER RISOLVERE IL PROBLEMA SAREBBE STATO MEGLIO
MODIFICARE IL SOSTANTIVO TENTATIO
S.Tommaso
d'Aquino: “tentare nihil
aliud est quam experiri seu probare: unde tentare hominem est probare virtutem
eius” (Premesso
che Dio 'tenta' l'uomo per saggiarne le virtù, e che essere indotti in
tentazione vuol dire consentire ad essa)
"in questa(domanda)Cristo ci
insegna a chiedere di poterli evitare (i peccati), ossia di non essere indotti
nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: "Non
ci indurre in tentazione" [...].
L'Aquinate poi, chiarito che la carne,
il diavolo e il mondo tentano l'uomo al male, annota che la tentazione si vince
con l'aiuto di Dio, in quale modo? "Cristo
ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella
tentazione"[...]. Infine, si chiede: "Ma forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: "non
ci indurre in tentazione"? Rispondo che si dice che Dio induce al male nel
senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati
precedenti, sottrae all'uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel
peccato. Per questo noi diciamo col salmista: "Non abbandonarmi quando
declinano le mie forze"(Sal 71[70],9). E Dio sostiene l'uomo, perché non
cada in tentazione, mediante il fervore della carità che, per quanto sia poca,
è sufficiente a preservarci da qualsiasi peccato."
(Commento al Pater noster 6).
DUNQUE, IL TESTO DEL
PATER NOSTER SI DOVEVA LASCIARE COM’ERA, QUALE SEGNO DELLA TRASCENDENZA DI DIO,
SENZA CONFONDERE I TRE LIVELLI, CIOE’ LA TRADUZIONE, L’INTERPRETAZIONE, LA CATECHESI;
OPPURE TRADURRE: NON CI INDURRE NELLA
PROVA
La nuova traduzione italiana: E NON CI ABBANDONARE
ALLA TENTAZIONE, invece, si è appiattita al livello ultimo: la catechesi,
perché: il verbo abbandonare, non
corrisponde a condurre, portare dentro. In tal modo, Dio appare non più come
colui che induce alla tentazione, ma che può abbandonarci ad essa.